Entro in una saletta spoglia, adibita a incontro con i parenti. Il tempo a me destinato è molto poco: non ho alcun diritto di essere qui. Anzi, tutta questa faccenda è stata possibile, all’atto pratico, solo grazie alla deposizione spontanea dello stesso Enea. Io ho solo causato il momento perfetto, insperato a suo dire.
Ho diritto a pochi minuti, dovrei pensare bene le mie domande, ma da più di un anno mi struggo su elementi lievi, supposizioni e bizzarre casualità. Vorrei conoscere ogni cosa. La prima domanda mi esce dal petto, quasi come se la stessi vomitando.
“Sei stato tu? Per tutto questo tempo?”
“Oh, no. O meglio, io sì, sono stato il materiale esecutore. Tuttavia daresti la colpa a un fucile per aver sparato un colpo o a chi preme il suo grilletto?”
Mi monta una rabbia nelle vene che incendia le mie tempie.
“Ma tu non sei un banale oggetto, hai il raziocinio e – si suppone – l’umanità dalla tua parte, no?!”
“Sì. Infatti tu mi hai salvato, S.”
Come osa chiamarmi per nome, dopo tutto quello che mi ha causato come osa dire che io lo abbia salvato?! Ma non mi da il tempo di replicare.
“Vedi, tutto questo è iniziato per un banale prestito bancario. Sono andato dal direttore della mia banca con tutto quel che avevo posizionato bene in ordine, sperando di elemosinare un prestito o quantomeno un allentamento del cappio intorno al collo. Tagliaferri – ancora me lo vedo davanti, tutto impettito – ha analizzato personalmente la situazione. Ricordo di aver pensato ‘Che uomo gentile, come ha a cuore la mia situazione’. Balle, era lì per adescarmi. Ha iniziato a chiamarmi per nome, a spiegarmi che in quelle condizioni non avrei mai ottenuto credito da nessuna banca, che la condizione richiedeva un garante speciale. Avrebbe fatto qualche telefonata per capire meglio la situazione e mi avrebbe fatto sapere. Mi ha ricontattato il giorno dopo, dandomi ciò che ogni disperato come me brama: una speranza. Fissiamo un appuntamento urgente la sera stessa, ma oltre l’orario della banca, prima non può. Integerrimo, ho pensato. Bastardo, penso ora. Quella notte, tra le mura del piccolo e molto poco telematizzato banco di Cittadina io sigillo, ancora ignaro, un patto col diavolo. Anzi peggio con Il Bagatto. Per mezzo del loro Appeso io avrei preso parte a questa follia di diventare una delle meteore di una costellazione maggiore. La costellazione di Saturno. Già, non ha senso, vero? Eppure eccoci qua. Te lo dice l’Agenda cosa fare, mese dopo mese. Hai informazioni, sai quando agire e poi messaggi verbali, chiamate o squilli, tutto si attiva a partire dall’Agenda che ti mandano. Sarà il tuo codice, la tua religione e il tuo mantra. Nessuna domanda, loro sono secondi SOLO A GIOVE. Se sei pratica di Vigenère l’Agenda ti dirà anche chi sia Giove, io francamente ora non me la sento.”
Sono investita da un muro di sgomento mentre le parole di Enea ancora rimbombano nella mia testa. Saturno? Giove? Il Bagatto? È impazzito? Cosa diavolo sta dicendo?
“Ti vedo confusa, S., non abbiamo molto tempo se vuoi altre risposte”.
“Enea io non capisco niente, stiamo parlando di una… organizzazione? E se anche Tagliaferri ne faceva parte, perché hai tentato di ucciderlo? Per liberarti?”
“Oh no, niente affatto. Era la mia ultima missione da compiere come meteora, poi sarei sparito per sempre dai loro radar. Vedi, anche in questo caso l’Agenda ti dà delle risposte, cerca il mese dedicato a Saturno. Cosa ti dice? Che i suoi anelli spariranno nel 2025, è accaduto infatti. Non solo al vero corpo celeste, ma anche al machiavellico corpo dell’Organizzazione Saturno. I suoi anelli sono i suoi agenti di lunga data che, in cicli ben definiti, appaiono e scompaiono. La scomparsa tuttavia dipende dalla loro condotta. Tagliaferri si è innamorato della Poretti e questo era molto mal visto dall’organizzazione. Lui mi aveva confidato che aveva cercato di allontanarla, negandole un prestito e respingendola, ma l’amore fa fare cose pazze alle volte. E io posso capirlo. Amo la mia armeria, è l’ultimo ricordo della mia famiglia che mi resta, non avrei mai voluto lasciarla, infatti eccomi qui. Per lei mi sono allenato su centinaia di arance, per forare perfettamente un fegato e aspettare che una lenta emorragia facesse il lavoro al posto mio. Era il modo migliore per restarne pulito. Conoscevo la storia medica di Ubaldo, sapevo della sua stretta fascia alla schiena e dell’eparina. Il volo in aereo lo avrebbe solo messo nelle condizioni di non poter chiedere aiuto, ma anche se fosse morto ai controlli di sicurezza in aeroporto non sarebbe più stato affar mio. Dovevo solo agire come indicato e liberare tutti dall’agonia del lento avvelenamento di Saturno, piombo che si immette nelle nostre vite e non lascia scampo. Ma tu, tu sei stata una speranza inattesa. Io non so chi ti mandi, ma so che qui non puoi uccidermi, anche fossero loro io qui sono salvo e TU, TU MI HAI SALVATO. E hai salvato Ubaldo. Solo un pazzo come Prosperi poteva pensare di salvarsi da solo!”
“Se sono qui oggi è anche grazie a lui. Perché era coinvolto?”
“Per quello che ci coinvolge tutti, S., lo stramaledetto denaro. Prendi un povero emarginato, lo stritoli col denaro e lo costringi a fare quel che desideri. Con me hanno usato un’esca, ma Achille era considerato un vero rompicoglioni e lo volevano far fuori. Solo che hanno visto in lui qualcosa e hanno preferito sfruttarlo al meglio. Sapevano che non avrebbe retto, era questione di tempo. Certo non avevano previsto che fosse così pazzo da scrivere a te!”
“Quindi se con Tagliaferri hai agito per eliminarlo dallo schema, il resto? Perché?”
“Per cancellare il povero archivio cartaceo del Banco, per intimare a un Compro Oro di pagare il pizzo e per far piegare una delle famiglie più potenti della regione all’organizzazione. Per far tacere chi parla troppo o chi si impiccia troppo, ma soprattutto: i perché non devono essere un motivo di pensiero o questa cosa, S., ti travolge. A volte si eseguono degli ordini e basta.”
“Allora perché non lo hai fatto nel 2014? Perché hai aspettato 11 anni e non ti hanno fatto niente?”
“Perché quella è la durata del mio ciclo, S. L’anno 2014 è del tutto identico, come struttura dei giorni, all’anno 2025. Questo è uno dei motivi per cui è molto pratico utilizzare le Agende come codice. Ognuno di noi ha un lasso di tempo in cui agire, nel mio caso un ciclo a partire dal 2014. Sono stato molto bravo con le prime faccende, ma un omicidio. Quello davvero non sapevo come portarlo a termine. Così ho studiato a fondo, dal true crime alle conoscenze infermieristiche. Poi il fato, Ubaldo mi chiede di fargli delle punture per la sua condizione medica. È perfetto per studiare la sua tolleranza, la sua sensibilità e la sua debolezza, ma non posso ucciderlo quando voglio e non devo far ricadere le colpe su di me. Il 30 Dicembre sono in stazione, sono pronto ad agire fingendomi un barbone e inscenando una colluttazione, sono davvero agile con gli aghi mi basta un istante. Ma quella sciagurata di Neva mi sfreccia di fronte e sale sul treno con lui. Non ero preparato. Credevo di averla zittita. Tutto pianificato alla perfezione e poi ci si mette la follia dell’amore. In quel momento per me termina tutto, sapevo che non avrei mai più avuto un’occasione del genere. Infine, quando tutto sembra perduto incontro Lui.”
“Lui?”
“Un minuto, signorina” una guardia carceraria ci interrompe sancendo l’ultimatum.
Enea allora si avvicina a me fissandomi negli occhi “Credi davvero che io sarei stato in grado di capire tutto quel che stava avvenendo? I codici, i numeri, le indicazioni e persino il metodo con cui agire? Io sono un armaiolo, le uniche cose che conosco sono quelle che mi servono per lavorare. No. Per l’interpretazione dell’Agenda mi sono fatto aiutare. Un forum, poche domande sulle motivazioni e cervelloni sparsi per il pianeta, allocati in mansioni inadeguate al loro QI. Pensa, quando ho conosciuto Carl credevo fosse un informatico, poi ho scoperto che il destino a volte gioca brutti scherzi. Ti basti sapere che se oggi hai tra le mani quell’agenda diabolica è merito suo.”
“In che senso? Chi è Carl?”
La guardia apre la porta dichiarando che il nostro tempo è terminato.
“Carl è l’osservatore silente, il custode che registra e annota ogni cosa. Nessuno lo nota, perché è sempre posto dietro uno schermo a guardarci muovere, come girini in uno stagno. Ma se oggi siamo qui il merito è solo suo e forse, se undici anni fa i tuoi capi gli avessero dato ascolto, ora la Saturno sarebbe estinta e lui potrebbe vivere una vita normale, come la sua pensione dal Cittadina Bloom gli garantirebbe di fare”.
“No, aspetti! Ci sono ancora troppe domande da fare, la prego!” dico alla guardia che mi trattiene per un braccio e mi trascina verso la porta di uscita.
Enea mi guarda, sorride e mi dice “Hai avuto fegato, chissà se ti basterà quando loro ti troveranno”.
Un pensiero mi folgora. Ma certo.
La nostra investigazione finisce qui, ma se hai il mio Diario aprilo a pagina 12.
Grazie di aver investigato con me, di aver percorso questa storia insieme e di aver atteso un anno intero per poterla terminare. Nessuno aveva mai fatto tanto per me e non ti ringrazierò mai abbastanza. Spero che le nostre indagini si incrocino ancora.
A presto, Silvia.