Per capire quale fosse l’obiettivo dell’attacco al banco, dobbiamo prima conoscere qualcosa di questo ente. Il giornale senza dubbio ci fornisce una panoramica istituzionale, ma forse baderei anche a una lamentela piuttosto fondata. Troviamo un riscontro?
Le telecamere inquadrano a malapena una figura incappucciata con uno strano strumento, ma forse non sono l’unica immagine che abbiamo del malvivente. E se qualcuno lo avesse persino incontrato?
A questo punto osserviamo tutto dalla giusta distanza. Un colpo condotto in solitaria, una risibile somma trafugata e un edificio semi-distrutto. Quale poteva essere l’obiettivo?
La radice di questo colpo ha origini precedenti al momento dell’esplosione, e più precisamente coincide con l’hackeraggio del Banco di Cittadina. L’istituto di credito del San Girolamo sembra infatti aver subito un pesantissimo attacco hacker, che ha visto la distruzione dell’archivio digitale. Ogni dato dei clienti del banco è andato perduto, tanto che ci si deve organizzare con lunghe file e ricostruzione manuale, cliente dopo cliente. D’altronde la filiale sta per essere ceduta, quindi le direttive esterne scarseggiano in questa fase transitoria, e l’imminente partenza del Piano di Sviluppo Rurale – ovvero una forma di finanziamento per agricoltori e agricoltrici – sta assorbendo gran parte delle energie della forza lavoro. Tra l’altro sappiamo anche di agitazioni, scioperi e persino licenziamenti, con alcuni dipendenti del Banco San Girolamo sul piede di guerra come Achille Prosperi, che ha guidato lo sciopero di dicembre pagandone amare conseguenze. E se le telecamere non fossero state sporcate a caso? Se qualcuno avesse approfittato della folla per agire senza disturbo e creare un notevole impedimento per le indagini sul colpo in banca?
Infatti chi ha assalito il banco ha potuto beneficiare della protezione data dalla vernice sulle telecamere, agendo senza troppi disturbi e molto probabilmente con il favore dei festeggiamenti di capodanno e persino detonazioni di altro genere, come la cassa o il balcone vicino alla stazione. Inoltre chi ha fatto esplodere lo sportello bancomat di Via XX Settembre non aveva bisogno di troppo tempo: infatti il suo obiettivo non era affatto un furto – lo deduciamo dall’esiguo ammontare sottratto e dallo stato in cui versano le banconote – bensì la distruzione dell’archivio cartaceo del Banco San Girolamo. Forse frutto di appostamenti, forse per una soffiata, l’archivio in quel momento era posizionato esattamente negli spazi retrostanti lo sportello del bancomat e l’attentatore si è accertato che fossero completamente distrutti. Una volta fatto si è semplicemente allontanato, portando via con sé gli strumenti necessari all’innesco dell’esplosione. Dubito possa aver utilizzato la tecnica dell’acetilene, non sono state trovate bombole sulla scena e dalle immagini non vediamo nessuno straccio sopra gli arnesi. Ma che tecnica ha impiegato? Qualcuno parla di una piccola pala, qualcuno – la nuova volontaria del canile – ha incontrato un misterioso ragazzo incappucciato con tutore e bastone. Se anche tu non hai creduto alla pista dell’acetilene vai nelle note in fondo alla tua agenda e segna Acetilene. Non abbiamo molto altro, tuttavia abbiamo trovato una pista molto interessante, che avvalora quel che diceva la lettera: non si è trattato di una semplice rapina in banca. Ci manca ogni cosa, dal movente a chi ha compiuto materialmente il delitto, ma forse appunterei negli identikit a fine Agenda qualche informazione utile sulle persone che abbiamo incrociato in questa storia. Magari può tornarci utile in futuro! Sento che siamo sulla strada giusta detective, non fermiamoci.